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La cognata tradita dal diario:mondiale 2006


di nonerocapace
07.10.2025    |    2.292    |    0 9.8
"Un ritmo che aveva fatto svegliare in me l’animale perverso che però voleva sbatterla come un tappeto impolverato..."
Seguito da “Indimenticabile giornata 3 in1”

Era il 26 giugno del 2006.
Tutta Italia era incollata alla TV per Italia-Australia, ottavi di finale del Mondiale tedesco.
Ma io avevo un altro pensiero in mente: il mio primo appuntamento segreto con Farfallina. Sapevo che era il momento perfetto. Tutti i parenti, inclusa la mia promessa sposa Laura, con cui mi sarei sposato tra pochi mesi, erano a casa di mio cognato, il fidanzato di Farfallina, a guardare la partita, urlare e bere birra. Avevo inventato una scusa – “Devo controllare il negozio perché c’è stato un problema con l’allarme ieri” – per svignarmela senza destare sospetti.
Il cuore mi martellava: eccitazione, paura, senso di colpa o altro? E se Laura avesse chiamato? E se qualcuno fosse passato di lì?
Il rischio di essere scoperti mi terrorizzava ma mi eccitava da morire. Il mio negozio sembrava un angolo isolato nonostante fosse in pieno centro. Ma con il deserto che c’era per strada mi era sembrato l’unico posto sicuro e lontano da occhi indiscreti, dove potevo cedere all’ossessione che mi consumava.
Farfallina arrivò poco dopo di me, col fiatone, gli occhi verdi lucidi di colpa ma anche di desiderio.
Anche lei aveva mentito: “Ho detto che avevo mal di testa, odio il calcio e volevo riposare.” La sua voce tremava, specchio del mio stesso terrore. Eravamo cognati e io stavo per sposare sua sorella ma quel diario rubato al suo diciottesimo compleanno aveva cambiato tutto. Leggere “Ho chiuso gli occhi e ho goduto pensando a lui,” che aveva scritto riferendosi a me, mi avevano incendiato, facendomi sentire vivo e dannato. Entró con passo svelto e con aria furtiva. Ci guardammo in silenzio mentre il rumore della partita filtrava da fuori come un’eco lontana. Ogni secondo era un rischio: un parente poteva cercarci, o il telefono poteva squillare. Ma quel pericolo rendeva l’aria elettrica, ogni respiro più pesante.
Chiuse la porta dietro di lei e io abbassai la saracinesca.
Lei mi chiese il buio assoluto e di spegnere completamente le luci. Forse per vergogna o imbarazzo o forse per timore. Obbedii subito e chiuso ogni possibile passaggio di luci, mi girai e me la ritrovai completamente nuda dietro le mie spalle. Il suo capezzolo turgido si faceva sentire sulla mia t-shirt. Mi girai e ci baciammo un attimo prima che le chiedessi di spogliare anche me. “Non so se devo. Non è proprio corretto. E né etico quel che potrebbe accadere e che vogliamo fare. Non sono sicura sia la cosa giusta”…
Nel timore che potesse cambiare idea e lasciarmi in uno stato di eccitazione enorme, non dissi una parola e in due secondi ero completamente nudo anche io e pronto per rompere quel muro di indecisione che avrebbe potuto stravolgere i piani.
Mi staccai in un attimo quando notai che le minuscole lucine LED dei sensori d’allarme, proiettavano istantanei bagliori sul suo profilo meraviglioso. Era minuta, un metro e cinquantacinque, con una vita strettissima che esaltava un culetto sodo e rotondo. Ma il suo seno, una quinta misura tonda e alta, con capezzolini da adolescente che spiccavano fieri, era pura poesia. Il suo corpo brillava sotto quei lampi fugaci e un’onda di emozioni mi travolse: desiderio bruciante, rimorso per il tradimento alla mia promessa sposa e un amore ossessivo che mi spaventava. “Ma cosa dici Farfallina?” E lei: “Non dovremmo,” mormorò con la voce rotta. “Siamo cognati. Tu stai per sposare Laura. Perché abbiamo così tanta voglia di farlo?” Mi avvicinai e poggiai il mio membro tra le sue cosce chiuse. La fissai come potevo con il cuore in gola. “Perché sei una Dea scesa in terra, perché sei una meravigliosa creatura e perché lo vogliamo tanto che il desiderio ci brucia. Lo hai scritto tu sul diario che mi vuoi. E perché io ti voglio Farfallina mia. Sei bellissima. E soprattutto perché io ti amo, Farfallina. Ti amerò per sempre.”
Le parole uscirono come una confessione disperata, senza sapere se davvero lo pensassi ma mi sembravano le parole giuste da usare, cariche di rimpianto e passione, mentre la paura di un rumore improvviso mi faceva tribolare.
C’era un piccolo sgabello nel locale e mi ci avvicinai tirandola a me. La baciai con fame e lei rispose goffamente, tradendo la sua inesperienza ma con un fuoco che mi infiammava. Mi sedetti sullo sgabello e la tirai in grembo. Strusciai il mio cazzo sulla sua figa già bagnata e lei sussultò, aggrappandosi a me con un gemito soffocato. Titubò ancora una volta. Io la tiravo e lei si fermava. Anche nel buio potevo scorgere i suoi occhi verdi pieni di passione e di paura. Stava per dire qualcosa ma la anticipai: “Si. L’ho detto. Ti amo Farfallina”. Si sciolse. Scivolò su di me penetrandosi quasi da sola. La sentivo strettissima. Sembrava quasi vergine nonostante confermasse di non esserlo. Era stretta e poco profonda ma piano piano si adattò alla mia durezza. Andava lenta che sembrava di impazzire. Un ritmo che aveva fatto svegliare in me l’animale perverso che però voleva sbatterla come un tappeto impolverato. Era un momento mistico ma non resistevo in quella agonia. Mi alzai sollevandola nel vuoto con le sue gambe avvinghiate alla mia vita. Iniziai ad accelerare e affondare dentro di lei con una foga disperata, dove ogni affondo era un’esplosione di sensazioni: il suo calore che mi avvolgeva, i suoi gemiti che crescevano in un crescendo selvaggio, il sudore che ci univa in un abbraccio proibito. Gemeva e godeva ripetutamente con il corpo tremante in preda a un’estasi che sembrava infinita. “Mi sembra di volare,” gridò con le unghie conficcate nella mia schiena, mentre un brivido la scuoteva. Il suo primo squirt mi travolse e fu un’onda calda e violenta che mi inzuppò, spingendomi a scoparla con una furia primordiale. Ogni spinta era più profonda, più rabbiosa, i nostri corpi che sbattevano in un ritmo febbrile, amplificato dalla paura costante di un passo fuori dalla porta.
Sentii l’orgasmo montare, un’onda irresistibile che mi faceva perdere il controllo. “Non sono protetta,” mi avvertì lei, la voce un misto di panico e desiderio. Ma non potevo fermarmi, travolto da un piacere che mi squarciava. Mentre Totti calciava il rigore e l’Italia esplodeva di gioia, io la inondai con un creampie, venendo dentro di lei con fiotti potenti e bollenti, il mio cazzo che pulsava in profondità, riempiendola completamente. Farfallina urlò vogliosa, un grido roco e animalesco che echeggiò nel locale, il corpo scosso da un orgasmo finale che la fece tremare come una foglia, lacrime di piacere agli occhi. Fu un’estasi totale, un picco di emozioni che ci lasciò esausti, appagati, ma con il cuore pesante per il segreto che ci legava. La amavo, la desideravo, ma il pensiero di Laura, la mia promessa sposa, mi trafiggeva come un coltello.
Poi, un rumore. Passi fuori dal locale. Una voce chiamò il mio nome. Farfallina si irrigidì, il terrore nei suoi occhi. Era davvero Laura? O qualcun altro? Il pericolo, sempre in agguato, poteva distruggere tutto – o aprire porte ancora più oscure...
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